We are Family

Intervista a Stefano Lavizzari

La Miscusi Family racconta, in un’intervista, i propri valori, le strategie di adattamento al mercato e l'importanza di avere uno scambio equo di feedback all'interno dell'azienda.

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Articolo tratto da Next 72

Oggi i sistemi complessi evolvono in modo discontinuo e imprevedibile e occorre saper rispondere al verificarsi di condizioni improbabili, azionando velocemente un’alternativa. Di fronte a questo scenario, avete improntato specifiche strategie di ‘adattamento’ per contrastare la variabilità dei mercati?

Quello che cerchiamo sempre di fare, più che la strategia adattiva, è fissare dei punti saldi sui nostri valori. La nostra mission è un qualcosa che non si può cambiare un giorno con l’altro. È sostanzialmente “spreading mediterranean lifestyle and making people happy”, cioè condividere questa fortuna che abbiamo di essere italiani e rendere le persone felici. Per noi è importante avere sempre dei riferimenti molto forti ed evidenti nell’organizzazione e intorno, invece, essere flessibili. Per questo, a loro volta, le persone intorno all’organizzazione debbono essere flessibili. Io credo che sotto “l’ombrello dei valori” ci stiano le persone, ma non è detto che bisogna per forza includere tutti. Se a una persona non interessa prendersi cura del suo vicino, non può far parte della nostra Famiglia. Da parte nostra, se vogliamo essere veramente Miscusi, dobbiamo avere dei valori che sono condivisi ma che non cambiano a seconda del vento o del momento storico. 

Quando noi diciamo “we are family”, è perchè vogliamo prenderci cura dei collaboratori, ed è per questo che, nel momento in cui è iniziata la pandemia, abbiamo pagato in anticipo gli stipendi. Se non l’avessimo fatto, saremmo stati una qualsiasi altra catena di ristorazione presente in Italia o in Europa, ma non Miscusi. Tutto ciò si porta dietro sicuramente una responsabilità per noi, ma anche un punto di differenziazione sul medio-lungo periodo per le persone che vogliono fare questo mestiere.

Le dinamiche sempre più instabili degli ultimi decenni hanno reso necessario dotarsi di strumenti di analisi diversi da quelli utilizzati in epoche precedenti, dove un ordine apparentemente lineare sembrava governare i sistemi economici. Qual è stata la chiave di lettura con cui avente affrontato un mercato così difficile, puntando tutto su un prodotto più che tradizionale come la pasta? 

La pasta è una bella metafora perché tendenzialmente non ci dobbiamo inventare niente di particolare. Gli italiani sono bravi in cucina e il prodotto è eccezionale. Farina, acqua, pomodoro… Tutto quello che la nostra bellissima penisola ci dà e che ci fa star bene. La pasta è un piatto che si mangia ovunque, da sempre, e con il tempo abbiamo capito anche il vantaggio di seguire le tradizioni. Questo è il punto da cui siamo partiti. La nostra è una modalità nuova, veloce, che permette di far provare 400 carbonare in due ore senza perdere la qualità della materia prima. È il grande aspetto innovativo di Miscusi che, attraverso delle cucine molto semplici ma efficaci, permette di restituire tutto questo ai nostri avventori. Grazie a una misurazione costante di quello che succede nel ristorante, raggiungiamo la soddisfazione del nostro ospite, anche per questo abbiamo approfondito la collaborazione con Boxmarche. Il nostro prodotto è molto particolare e ci serviva il giusto partner per poterlo poi consegnare con le piattaforme di delivery. Il vassoio Halopack, in cartoncino riciclato, ha soddisfatto prima di tutto noi e anche tutti i nostri clienti, sempre più attenti non solo al gusto ma anche all’ambiente.

Si parla, con sempre maggior frequenza, di organizzazioni adattive o agili, modelli che possano affrontare la variabilità in modo efficace e competitivo. In questo senso come si pone la struttura organizzativa di Miscusi, che ha peraltro goduto di una crescita esponenziale negli ultimi anni?

Una start-up, o una scale-up, alterna fasi di grande espansione ad altre di contrazione. Naturalmente si ha un’idea di quello che potrebbe succedere, però poi la reazione non è sempre perfetta. Per affrontare queste fasi ci deve essere un grande allineamento, che non parte da “massimi sistemi”, ma passa dai feedback. In Italia si è sempre pensato al “posto fisso”, al fatto che le persone debbano nascere e morire professionalmente nello stesso posto di lavoro. Ora che il mondo non è così e non sarà mai più così, quello che deve fare l’azienda è favorire lo scambio equo di feedback. Significa ricevere feedback dall’alto verso il basso e viceversa, alla pari. Perché, che si tratti di un aumento o di un licenziamento, non ci dovrebbero mai essere sorprese. Questo, secondo me, è il messaggio migliore che si può dare alle persone. Che la vita lavorativa deve essere vissuta se dà godimento, se dà soddisfazione. Forse il più grande obiettivo che abbiamo è far sì che i nostri collaboratori siano sempre soddisfatti di venire al lavoro la mattina. Parte tutto da una scelta quotidiana di confronto in maniera trasparente e onesta per poi decidere insieme cosa fare. Questa è la nostra filosofia, che richiede un grande impiego di tempo ed energie, ma che favorisce un clima aziendale estremamente “familiare”.

In un mercato iper-competitivo come quello attuale, Miscusi riserva una grande attenzione a valori come la sostenibilità ambientale, l’attenzione alla comunità e alle persone, tanto da aver intrapreso il percorso della certificazione B-Corp. È un’ulteriore chiave di lettura delle complessità che governano il mondo dell’economia o è semplicemente un modo etico di leggere il presente e il futuro?

Innanzi tutto, mi fa molto piacere che la mia società sia B-Corp, perché è una certificazione a livello globale, che mette tante aziende diverse sullo stesso piano di valori. Nel momento in cui devi prendere una decisione ti guardi indietro e ti chiedi “cosa farebbe una B-Corp?”. Magari il successo di breve periodo può essere anche ottenuto non pensando al pianeta, alle persone, alle comunità e ai partner. Però è un successo effimero. È come se ci fosse un triangolo che tiene in equilibrio tutte queste forze. Si può anche “tirare il collo” al fornitore, chiedendogli ulteriori sconti, però a un certo punto o il fornitore abbassa la qualità, o fallisce. Quindi questo triangolo si spacca, si rompe questa connessione. Stessa cosa con il dipendente, con il quartiere dove lavori e con la comunità di riferimento. È importante mantenere l’equilibrio nelle cose. Per questo la certificazione B-Corp è per noi l’inizio di una seconda fase della vita del nostro brand, che sta sviluppando numerosi nuovi progetti, ma con lo stesso approccio di sempre, basato sui valori della sostenibilità, convivialità, inclusività e rispetto della diversità.

Stefano Lavizzari

Head of People Miscusi

 

 

 

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