Tempo del Coraggio

Le idee del futuro dalle basi del passato

Fabio Ciceroni, Presidente della Fondazione Succisa Virescit Maria Baldassarri, ci illustra la sua visione del particolare momento storico che stiamo attraversando: dall'importanza dei talenti alla voglia di fare, per sviluppare insieme un nuovo Rinascimento.

Tempo del Coraggio

Tempo del Coraggio

 

Lo sguardo sulle stagioni dello stralunato presente che attraversiamo ci offre un quadro sconsolante. Progressismo infinito catturato dal totalitarismo digitale, eccentricità per il successo che produce conformismo come fissazione di massa, una politica senza orizzonti, una invasiva “civiltà dell’immagine” che ha castrato l’immaginazione; poi trasformazioni inafferrabili. Ed una scienza balbettante ora sulla pandemia dilagata che, quando svanita, lascerà per anni sul campo non solo morti, ma traumi economici ed una generazione segnata da costernata dissociazione di fronte al futuro.

Rassegnarsi dunque ad un inerte presentismo? Con fabbriche e metropoli arrese al silenzio? Eppure siamo da sempre Paese di talenti. Questo è il tempo per riscoprirli, specie nei giovani troppo emarginati nei momenti decisivi e capri espiatori di ventennali “riforme” della scuola. La sfida formativa, radice della crisi del sistema, riannuncia che il fine torna ad essere l’uomo, la sua operosità alla ricerca di un’armonia con gli altri e con le cose che lo attorniano. Da troppo la sua anima si è prosciugata nel cicaleccio dominante. Questo è il momento per ravvivarla. Esiste un verbo latino, invenire, che ha con sé una duplice idea: “trovare”, rinvenire le basi da un passato solido, e “inventare”, ideare nuove intraprese, anche vertiginose.

Dalla faticata terra mezzadrile alla Fabbrica Comune responsabile si riapra il solco dell’utopia concreta di un Adriano Olivetti: allora isola eretica, oggi comunità che urge. Si fa allora imperativo il tempo di un’economia il cui fuoco viri il produrre all’essere, l’avere al dare. Il dato delle Marche, di un gruppo d’imprenditori illuminati che si identificano in una leopardiana “sociàl catena” non è casuale. La parabola ascendente di aziende come Box Marche di Corinaldo, che fonde crescita economica e cultura virtuosa del dono da oltre mezzo secolo di poema operoso, è archetipo fondativo e vivente realtà. In sé compendia tutto il sublime, provinciale, caotico passato italiano con la moderna razionalità industriale ormai ispirata da un paesaggio umanistico. Come un rinascimento nel bene.

Così, non è fortuito che dall’incontro di tali aziende sia gemmata la Fondazione SUCCISA VIRESCIT. Intitolata a Maria Baldassarri, lo è idealmente anche a Sandro Paradisi ed a Giuliano De Minicis: tre figure simbolo in ruoli diversi ma per passione ugualmente mirate al patrimonio fecondo di idealità fattive condivise. Troppo presto decedute e mai estinte, hanno testimoniato che una Fondazione siffatta vuol rinnovare daccapo il senso della vita che è nascosto nelle radici. Sua icona, un tronco d’albero reciso che ricresce in due tralci evocanti un abbraccio nonostante una cornice che tenta di limitarli. I suoi propositi statutari ambiscono ad un arco d’interventi teso al pieno realizzarsi della persona in ogni ambito, dall’economia alla scienza all’arte ponendo l’accento sulla creatività del lavoro mirato a rapportarsi eticamente con la natura.

SUCCISA VIRESCIT si sta già attivando in programmi efficaci quali il sostegno alle comunità ferite dal sisma nelle Marche, ad incoraggiare giovani ingegni o a sorreggere la funzione anticovid di strutture sanitarie. Finalità esemplari che officiano il dilatarsi effettuale della trascinante visione di Tonino Dominici, presidente onnipresente di Box Marche, nel frattempo estesa fino a Pergola in una prospettiva interprovinciale e regionale della mirabolante avventura sua e della sua squadra. L’effetto portentoso di tanta qualità espansiva può suonare straniante se rapportato al brancolare immoto del contesto che sperimentiamo. Chi studia il fenomeno però sa che non si tratta solo di baldanzoso ottimismo, ma piuttosto di responsabilità fiduciosa nella missione dell’uomo intero legato ai momenti realizzativi della polis e della civitas ancora possibili. Le grandi crisi hanno sempre suscitato reazioni uguali e contrarie col bisogno di cambiamenti lungimiranti e di coraggio consapevole.

Contro l’immobilismo omologante è questo il tempo propizio per inverare l’utopia olivettiana che assicuri le tre “libertà esteriori”: dal bisogno, nel lavoro, di cultura, premesse alla rinascenza della libertà interiore. Raggiungibile anch’essa perché necessaria. Da sempre.

Fabio Ciceroni Presidente Fondazione Succisa Virescit – Maria Baldassarri

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