Ri-Partner: BCC Pergola

Ripartire (o mai fermarsi) in BCC

Intervista a Claudio Rovelli, vice Presidente, che ci parla di come BCC Pergola,ha affrontato questi complessi mesi tra lockdown e ripartenza.

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Articolo tratto da NEXT 65, 2020 (LEGGILO CLICCANDO QUI)

Claudio Rovelli, vice presidente BCC Pergola e Corinaldo

L’improvvisa e inaspettata diffusione del Coronavirus ha avuto un impatto considerevole su tutte le imprese. Come avete affrontato, in azienda, le difficoltà della prima fase dell’emergenza?

La prima fase è stata sicuramente la più dura. Nessuno di noi, ovviamente e come per tutti, aveva mai affrontato una situazione del genere. Abbiamo quindi dovuto fare di necessità virtù. Tutto è stato complicato dal fatto che, a differenza di altri settori, essendo quello bancario un servizio giudicato indispensabile, non abbiamo avuto la possibilità semplicemente di chiudere, ma abbiamo dovuto proseguire comunque nel nostro lavoro. È stato deciso di cambiare l’ordine delle priorità, guardando innanzi tutto alla salute, sia dei clienti che del personale. Quindi, abbiamo cercato di fare quanto si poteva anche ricorrendo a contatti personali, in un periodo in cui si faceva grande difficoltà a trovare di tutto, dai dispositivi di protezione individuale al plexiglass da utilizzare nelle varie filiali per schermare i banconi delle casse. Ognuno si è mosso per tentare di sopperire a quelle che erano delle mancanze fisiologiche, dato il periodo. La scelta si è poi indirizzata a limitare al massimo il contatto con il pubblico, dotando i colleghi degli strumenti idonei per lavorare in smart working. Possiamo dire che, fortunatamente, queste scelte hanno pagato visto che non si sono registrati contagi e nessuna particolare problematica a livello di salute.

Dopo il lockdown gli scenari economici che si prospettano nei prossimi mesi sono complessi e impongono alle organizzazioni dei rapidi cambiamenti per affrontare il mercato. Voi come state vivendo questo periodo di ripartenza?

Per noi ripartenza non è il termine più adeguato, dal momento che non ci siamo mai fermati. Attualmente viviamo una fase in cui siamo direttamente coinvolti, per il nostro ruolo di banca, dalle novità delle normative legate appunto alla ripresa: ora cerchiamo di rispondere alle esigenze dei clienti e, particolare non secondario, al volume di domande di credito del tutto anomalo rispetto al solito. Anche in questo caso ci stiamo però organizzando al meglio, mantenendo forme di lavoro flessibile e, soprattutto, tentando di snellire l’iter per rispondere in maniera il più possibile celere alla straordinaria mole di lavoro che ci sta interessando. Non senza difficolta, stiamo tutto il possibile per farci trovare pronti.

Pensate che questa da questa fase storica usciranno società migliori, con una visione più etica e maggior attenzione ai valori, o si tornerà presto alla normalità del periodo precedente alla pandemia?

Spesso abbiamo poca memoria, si tende a dimenticare velocemente il passato. Vorrei invece pensare che, in questo caso, un momento così drammatico ci porti almeno un insegnamento. Che ci permetta di organizzare anche dal punto di vista del lavoro nuovi stili, di rivedere gli orari e trovare modalità più agili e – se vogliamo – più intelligenti che ci portino ad una migliore qualità della vita e, allo stesso tempo, a livello sociale si mantenga salda quella rete solidale e di contatti che nel periodo dell’emergenza si è indubbiamente rafforzata. Se continuasse, e me lo auguro, sarebbe una cosa molto bella.

Potremmo far tesoro per rimodulare le nostre abitudini e i nostri comportamenti in chiave più sostenibile?

Certamente. In questo periodo in cui siamo stati limitati sotto tutti i punti di vista, non abbiamo avuto accesso a tante cose che sono sempre state date per scontate, abbiamo potuto comprendere cosa ci è mancato veramente, e quanti e quali siano invece gli aspetti superflui. Abbiamo capito quanto impattiamo in termini ambientali, a causa di nostre azioni tutt’altro che essenziali. Mettere a fuoco le priorità, identificare quelle che sono le reali esigenze, ci potrà permettere di evitare di sfruttare le risorse del nostro pianeta per necessità non certo così importanti. Infine da abitante dell’entroterra, area che negli ultimi anni ha subito un forte spopolamento, spero che si tornino ad apprezzare i nostri paesi e le nostre campagne, ed ora che abbiamo scoperto che per lavorare non è per forza necessario recarsi in un ufficio in centro città, spero che alcune famiglie decidano di venirci a vivere per condividere con noi la bellezza di questi posti.

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