La sfortunata “fortuna” di Donnino da Urbino

La fontana della fortuna

Eros Gregorini, direttore di Next, racconta la progettazione nel XVI secolo della statua della fortuna di Fano da parte di Donnino da Urbino.

La sfortunata “fortuna” di Donnino da Urbino

La sfortunata “fortuna” di Donnino da Urbino

Articolo tratto da Next 67

È del 1552 la decisione adottata dal Consiglio di Fano di prolungare la condotta dell’acqua dalla pubblica fonte allo spiazzo del Mulino presso Porta Maggiore fino alla piazza Grande, l’attuale Piazza XX Settembre. Ci vorranno ventiquattro anni perché l’opera sia completata e, finalmente, il 20 febbraio del 1576 l’acqua giunge nella piazza, raccolta in una fontana ottagonale costruita con mattoni e dalle sobrie linee rinascimentali. Il 14 luglio del 1590 viene redatto l’atto con il quale Maestro Donnino Ambrosi o Donnino da Urbino viene incaricato di fare la statua secondo la forma et modello presentato da lui et accettato da li suddetti Signori Confalonieri Priori, Eletti et offitiali. Non è noto se la scelta di decorare la fontana con la statua della Fortuna sia da ricondurre ai committenti o all’artista, certo è che essa rimanda all’antico nome della città; ovvero quel Fanum Fortunæ – Tempio della Fortuna innalzato forse in ricordo della battaglia del Metauro che nell’anno 207 a.C. vide sbaragliato dalle legioni romane l’esercito del cartaginese Asdrubale. Certo è che in quegli anni la zecca locale coniava due monete, Giuli d’argento di papa Gregorio XIII (1572 – 1585) dove nei rispettivi versi erano raffigurate immagini della dea Fortuna. Poco si sa dello scultore cui fu affidata l’opera. Di lui si conosce la data di morte avvenuta a Senigallia il 21 settembre 1599 e che nasce in Urbino, città a quel tempo ricca di stimoli artistici e dove operavano scultori e plasticatori quali Federico Brandani, Lattanzio Ventura, Fabio Viviani, Marcello Sparti, Pomilio Lanci e i fratelli Giambattista ed Elpidio Finale. Tuttavia, c’è chi afferma che si sia formato a Venezia. A lui, definito stuccatore, il Comune di Senigallia nel 1597 corrisponde quattro fiorini per aver fatto l’ornamento dell’altare della Concettione e presa la pianta della chiesa di santa Maria Maddalena per mandarla a Pesaro e sempre per la città misena  esegue e fonde presso la fonderia della zecca le quattro anatre che ornano dal 1602 la fontana di Piazza del Duca. Per il tabernacolo del duomo di Urbino esegue cinque angioletti in bronzo dorato. Altra opera certa di Donnino è lo stupendo crocifisso ligneo conservato nella chiesa parrocchiale di San Francesco a Corinaldo. Tornando a Fano dobbiamo riscontrare come la statua della Fortuna fu davvero sfortunata. La fusione, eseguita a Senigallia, si dovette ripetere cinque o sei volte perché nel maggior calore della fornace il modello si agghiacciava come non fosse stato sul fuoco et il povero maestro era disperato et da ultimo hanno fatto benedire la fornace, il modello e la forma, e così per grazia di Dio la statua è venuta bellissima. L’opera arriva infine a Fano nel marzo del 1594 dove, però, non viene collocata sulla fontana per cui era stata commissionata a causa della sua nudità troppo ostentata. Viene sistemata in una nicchia in cima alle scale del Palazzo Pubblico sino al 1611 quando è finalmente posta sulla fontana, dove resta per poco tempo e portata nel Palazzo della Referendaria. Nel 1630 si propone di fonderla per farne una statua della Madonna del Rosario come voto per la peste. Rimessa nella fontana altre volte fu levata via con ordine dei Superiori essendo la sua immagine lasciva e perché reca scandalo. Dagli inizi del Novecento l’opera per il suo valore artistico è portata ed esposta nel museo civico. Al suo posto un’identica fusione in bronzo torna a far zampillare l’acqua in piazza XX Settembre.

Eros Gregorini Direttore Next Boxmarche

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