Questo sito utilizza i cookie per offrirti il miglior servizio possibile. Utilizzando il nostro sito, acconsenti all'uso dei cookies. Per approfondire

Good Design

Complicare è facile, semplificare è difficile

Il primo articolo di Next, un estratto di Bruno Munari. Un design “buono e giusto” è il prodotto ma anche il suo pack: entrambi devono attingere alla filosofia progettuale che semplifica, che indica con chiarezza come è stato fatto, la sua utilità e durevolezza, l’abbattimento degli sprechi, se è innovativo, accessibile, rispettoso del lavoro, delle persone e dell’ambiente.

Good Design

Per un design buono e giusto

 

Articolo tratto da NEXT 1, 2003 (LEGGILO CLICCANDO QUI)

Good design / Arancia / Bruno Munari 1963

L’oggetto è costituito da una serie di contenitori modulati a forma di spicchio, disposti circolarmente attorno a un asse centrale verticale, al quale ogni spicchio appoggia il suo lato rettilineo mentre tutti i lati curvi volti verso l’esterno, danno nell’assieme come forma globale, una specie di sfera. L’insieme di questi spicchi è raccolto in un imballaggio ben caratterizzato sia come materia che come colore: abbastanza duro alla superficie esterna e rivestito con un’imbottitura morbida interna di protezione tra l’esterno e l’assieme dei contenitori. Il materiale usato è tutto della stessa natura, in origine, ma si differenzia in modo appropriato secondo la funzione. L’apertura dell’imballaggio avviene in modo molto semplice e quindi non si rende necessario uno stampato allegato con le istruzioni per l’uso. Lo strato di imbottitura ha anche la funzione di creare una zona neutra tra la superficie esterna e i contenitori così che, rompendo la superficie, in qualunque punto, senza bisogno di calcolare lo spessore esatto di questa, è possibile aprire l’imballaggio e prendere i contenitori intatti. Ogni contenitore è a sua volta formato da una pellicola plastica, sufficiente per contenere il succo, ma naturalmente abbastanza manovrabile. Un debolissimo adesivo tiene uniti gli spicchi tra loro per cui è facile scomporre l’oggetto nelle sue varie parti tutte uguali. L’imballaggio, come si usa oggi, non è da ritornare al fabbricante ma si può gettare. Qualcosa va detto sulla forma degli spicchi: ogni spicchio ha esattamente la forma della disposizione dei denti nella bocca umana per cui, una volta estratto dall’imballaggio si può appoggiare tra i denti e con una leggera pressione, romperlo e mangiare il succo. Si potrebbe anche, a questo proposito considerare come i mandarini siano una specie di produzione minore, adatta specialmente ai bambini, avendo lo spicchino più piccolo. Oggi purtroppo con l’uso delle macchine spremitrici tutto viene confuso e gli adulti mangiano il cibo dei bambini e viceversa. Di solito, gli spicchi, contengono, oltre al succo, un piccolo seme della stessa pianta: un piccolo omaggio che la produzione offre al consumatore nel caso che questi volesse avere una produzione personale di questi oggetti. Notare il disinteresse economico di una simile idea e per contro il legame psicologico che ne nasce tra consumatore e produzione: nessuno, o ben pochi, si mettono a seminare aranci, però l’offerta di questa concessione altamente altruista, l’idea di poterlo fare, libera il consumatore dal complesso di castrazione e stabilisce un rapporto di fiducia autonoma reciproca. Gesto cordiale e signorile, non come certi produttori contemporanei che offrono una mucca a chi compera venticinque grammi di formaggio. L’arancia quindi è un oggetto quasi perfetto dove si riscontra l’assoluta coerenza tra forma, funzione, consumo. Persino il colore è esatto, in blu sarebbe sbagliato.

Tipico oggetto di una produzione veramente di grande serie e a livello internazionale dove l’assenza di qualunque elemento simbolico espressivo legato alla moda dello styling o dell’estétique industrielle, di qualunque riferimento a figuratività sofisticate, dimostrano una coscienza di progettazione difficile da riscontrare nel livello medio dei designers. Unica concessione decorativa, se così possiamo dire, si può considerare la ricerca “materica” della superficie dell’imballaggio trattata “a buccia d’arancia”. Forse per ricordare la polpa interna dei contenitori a spicchio, comunque un minimo di decorazione, tantopiù giustificata come in questo caso, dobbiamo ammetterla.

News correlate

News
Giornata Mondiale dell’Ambiente

Giornata Mondiale dell’Ambiente

Next
Fork more!

Fork more!

Next
Io e il Trapping

Io e il Trapping

NEXT, A CASA TUA

Compila il form per ricevere gratuitamente Next nella tua cassetta della posta.

NEXT, A CASA TUA

* campi obbligatori

Contattaci ora

Piacere di conoscerti

Compila il modulo a lato specificando l’area di interesse:

  • Ufficio Commerciale
  • Progetto Halopack
  • Altre richieste

Gestiremo la richiesta nel più breve tempo possibile.

Oppure chiama il

+39 071797891
Contattaci ora

* campi obbligatori

 - Idee & packaging

Restiamo in contatto

Iscriviti alla Newsletter
Newsletter

* campi obbligatori