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Enrico Mattei

Enrico Mattei, l'uomo e l'azienda

 

Enrico Mattei è una sorta di eroe romantico solitario, un po' pirata e un po’ mistico visionario, ma questo non rende appieno giustizia alla sua figura di imprenditore, perché fu soprattutto un grande organizzatore di uomini e di risorse fisiche, in grado di individuare importanti obiettivi strategici e di mettere in movimento una complessa organizzazione aziendale per raggiungerli.

 

Uno degli elementi che spiegano i primi successi dell'AGIP e la successiva evoluzione dell'ENI è sicuramente la capacità dell'azienda di assimilare e impiegare al meglio l'innovazione tecnologica.

 

Fin dalla sua creazione, l’Agip prima e l'ENI poi, furono infatti motori di innovazione tecnologica sempre attivi, spinti a impegnarsi in qualsiasi ambito che fosse percepito come moderno e nuovo: dalle stazioni di servizio di concezione "americana" alle ricerche di petrolio in mare, dalla diffusione di massa del gpl all'ingresso nella petrolchimica, dagli studi sulla geotermia a quelli sull'energia nucleare, vera e propria icona del futuro per l'opinione pubblica del dopoguerra. Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, l'ENI divenne uno dei centri propulsori del cambiamento che stava trasformando l'Italia in una moderna società industriale. Al pari di quanto avveniva all'Olivetti, alla Pirelli o all'Italsider, non si trattava solo di una trasformazione tecnica, ma di un processo che andava a toccare anche aspetti relativi alla cultura e al ruolo delle imprese nella società.

Mattei sostenne svariate iniziative che impegnarono l'ENI nell'ambito della ricerca scientifica, della formazione e della promozione di una consapevole cultura d'impresa.

L'ENI fu il centro di diverse iniziative di formazione professionale come la Scuola per la tecnica direzionale, dove i dirigenti ENI incontravano le nuove tecniche di management direttamente importate dall'America. Durante tutta la sua vita, Mattei manifestò sempre un profondo rispetto per l'istruzione e, più in generale, per gli uomini di cultura, garantendo, per esempio, una grande libertà di azione agli intellettuali che collaboravano con l'impresa nell'ambito della comunicazione e degli studi socio-economici.

Nel 1955 Mattei volle un nuovo mensile aziendale, «Il Gatto Selvatico», affidandone la direzione al poeta Attilio Bertolucci: la rivista ospitava, accanto a servizi relativi alla vita nei cantieri e agli eventi aziendali, interventi di letterati del calibro di Italo Calvino, Giorgio Caproni, Carlo Emilio Gadda, Natalia Ginzburg e Mario Soldati. Inoltre, dal 1956 l'ENI era entrata nella proprietà de ‘Il Giorno’, un nuovo quotidiano, nato da un'idea dell'editore Cino del Duca. Mattei aveva sostenuto l'iniziativa per favorire la nascita di una voce indipendente dai grandi gruppi industriali, immaginando l'idea di un quotidiano che desse "una scossa" al panorama culturale italiano.

Esigenze di un efficace messaggio dell'impresa e di apertura verso gli stimoli di rinnovamento culturale erano presenti anche nella comunicazione aziendale: nel 1958 Mattei volle come consulente per l'ambito pubblicitario il poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli e alimentò una consistente produzione di documentari aziendali, come “L'Italia non è un Paese povero” del 1960, film affidato a uno dei più importanti documentaristi del Novecento, l'olandese Joris Ivens che fu anche fondamentale palestra per giovanissimi Paolo e Vittorio Taviani, Tinto Brass e Valentino Orsini.

Mattei non esitava a lasciare grande libertà di movimento ai giovani, benché talvolta non ne comprendesse o condividesse del tutto le posizioni.

Nel 1957 creò all'interno del quartiere generale dell'ENI un Servizio studi affidato a Giorgio Fuà, il cui compito era di raccogliere dati, informazioni e idee che dovevano permettere all'impresa di comprendere meglio il mondo in cui si svolgevano le sue attività e i cambiamenti in corso in Italia e a livello internazionale.

Dal Servizio studi dell'ENI passarono nomi come Sabino Cassese, Gino Giugni, Mario Pirani, Giorgio Ruffolo e Luigi Spaventa. Nel dopoguerra, Mattei comprese perfettamente come la ricostruzione e lo sviluppo dell'Italia dipendessero da una attiva partecipazione al nuovo ordine internazionale democratico. Tuttavia non assunse mai un atteggiamento di deferenza ed esterofilia acritica e non esitò mai, a scontrarsi con potenti interessi economici e politici americani. Mattei inoltre condivideva con Alcide De Gasperi l'idea della necessità di un rafforzamento della politica europea come garanzia di pace e sviluppo.

 

Per questo fu un precoce sostenitore dell'esigenza di una politica energetica continentale e si adoperò perché l’ENI partecipasse a tale sviluppo. In alcuni casi, i rapporti stabiliti fra l'impresa di stato italiana e i leader della rinascita africana si tramutarono in una collaborazione estesa anche ad ambiti non direttamente legati all'industria petrolifera. Mattei amò la modernità e fece dell’Eni un esempio di rinnovamento anche sul piano sociale, sviluppando in senso pieno quella che oggi viene definita Corporate Social Responsibility.

 

L’origine provinciale di Mattei giocò un ruolo importante: le Marche erano un contesto in cui le relazioni sociali ed economiche si sovrapponevano, in cui si trattavano gli affari faccia a faccia e i benestanti avvertivano ancora un tradizionale vincolo di responsabilità verso la comunità alla quale appartenevano… è emblematica la figura di un altro grande imprenditore marchigiano  come Aristide Merloni.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, tutto questo si tradusse in una moderna idea di impegno dell'Eni nei confronti dei dipendenti e delle comunità coinvolte dalle sue operazioni.

Le attività di formazione e le iniziative sociali dell'azienda avevano infatti lo scopo di compensare i molti sacrifici che il lavoro richiedeva ai dipendenti e alle loro famiglie, rafforzare i legami tra colleghi e rendere partecipi tutti del grande progetto di trasformazione al quale erano chiamati a partecipare.

Un simbolo significativo era il villaggio di Borca di Cadore, dove tutti i dipendenti, che Mattei considerava collaboratori, avevano a disposizione case vacanza moderne e confortevoli, senza nessuna distinzione basata sulle gerarchie aziendali e dove l’altare della chiesa, progettata dal grande Architetto Carlo Scarpa, era rivolto versoi fedeli, anticipando il Concilio Vaticano II°.

Lo "stile" di Mattei assomigliava a quello degli imprenditori "provinciali" della piccola e media impresa che nei decenni successivi sarebbe diventata il modello prevalente nel panorama industriale italiano, e marchigiano in particolare, soprattutto per il suo impegno personale e per il diretto coinvolgimento negli aspetti anche più minuti della vita dell’azienda.

Mattei instaurava forti legami personali indistintamente con tutti i propri collaboratori; era instancabile nel presentare loro gli obiettivi verso i quali erano chiamati a cooperare e nel motivare l'azienda con il proprio carisma ed entusiasmo. Le sue parole e la sua propensione a parlare continuamente e con tutti degli obiettivi e del futuro dell'ENI, erano l'elemento che dava coesione all'azienda anche nei momenti più difficili.

 

Quello che Mattei portava all'impresa era, più che un apporto personale di conoscenze e competenze specializzate, la forza di spingere individui diversi per formazione, estrazione sociale, ruolo aziendale, posizione gerarchica, a collaborare verso uno scopo comune, mettendo a disposizione tutto il loro impegno e le loro capacità.

 

Il contributo di Mattei allo sviluppo economico, culturale e sociale dell’Italia, superò di gran lunga i limiti della sua esperienza personale.

 

 

 

Testo estratto da ‘Enrico Mattei, l’uomo e l’azienda’

di Daniele Pozzi (da Enrico Mattei Scritti e Discorsi 1945/1962)


Per leggere la bibliografica di Enrico Mattei clicca qui

 

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